29 maggio 2017

Craft Party 2017 - ROMA


Anche quest'anno ritorna l'appuntamento con i Craft Party!
Per l'incontro romano, la creatività sarà tutta dedicata alla fotografia.
L'invito è rivolto in particolare a tutte le creative e creativi che utilizzano i social per promuovere la loro attività e le loro creazioni. Gestire da soli ogni fase del lavoro (ideazione, realizzazione, promozione) rende la nostra attività complessa, lunga e faticosa ma non impossibile da portare avanti. Fondamentali in questo processo sono le foto che indubbiamente hanno il maggior impatto sui nostri potenziali clienti.

Sabato 17 giugno, presso l'associazione culturale "Insieme per il Trullo" ci divertiremo a creare insieme sfondi, inquadrature e scatti per le nostre foto, scambiandoci consigli, esperienze ed idee.
Chi vuole potrà rendersi disponibile come modella/o per le foto di chi crea abbigliamento, gioielli od accessori. Per chi vuole nascondere il viso, studieremo insieme pose con cappelli, con occhiali da sole o di schiena. Sarà un'occasione imperdibile per affinare la tecnica e scoprire trucchi per valorizzare al meglio le nostre creazioni ed imparare a fare foto con la giusta luce e con inquadrature efficaci.

♥ PARTECIPAZIONE
Gratuita.
♥ DOVE
Via del Monte delle Capre,23 (zona Trullo) – ROMA
♥ QUANDO
Sabato 17 giugno dalle 11.00 alle 18.00 circa.
♥ ISCRIZIONE
Il numero massimo di partecipanti è 30.
♥ COSA PORTARE
- Macchina fotografica o cellulare con cui fare le foto.
- Le proprie creazioni.
- Sfondi e oggetti utili per allestire i set fotografici. Faretti e prolunghe, se li avete.
- Cibo e bevande per il pranzo e la merenda. Non c'è il frigorifero.

Per tutte le info aggiornate vai sulla pagina Facebook dell'evento dove verranno date indicazioni su cosa portare, tra cibo e bevande ed anche per l'organizzazione dei vari set fotografici.

Ti aspettiamo!

19 maggio 2017

Mille papaveri rossi!

Apparentemente fragile, eppure così tenace, il papavero ha un posto speciale nella creatività e nel mondo handmade. Scopriamo insieme qualcosa in più sul papavero comune, con le sue caratteristiche di delicata bellezza ed innata ostinazione.

Creazione di: Daylightartgallery
Accende i prati abbandonati, gli argini delle strade, i ruderi e i campi incolti. Non ha pretese e non teme la siccità. I suoi fiori sbocciano spontanei da maggio e sono di un inconfondibile rosso porpora. Un filo di vento li fa muovere leggeri e sono estremamente delicati tanto che ciascun fiore perde i petali nel corso di un solo giorno. 

STORIA
Il papavero comune ha una lunga storia. Già in Mesopotamia, veniva coltivato a scopo
ornamentale e alcuni suoi semi sono stati trovati anche nelle tombe degli antichi egizi che lo utilizzavano come antidolorifico. La tradizione mitologica narra che Demetra, dea del grano  e dell’agricoltura, disperata dopo la perdita della figlia Persefone, riuscì a trovare conforto solo bevendo infusi di papavero. Per gli antichi greci il papavero era il simbolo dell’oblio e del sonno e Morfeo dio dei sogni, era rappresentato con un mazzo di papaveri fra le mani. Gli antichi romani invece associarono il papavero alla dea Cerere (equivalente della dea greca Demetra) raffigurata con ghirlande di papaveri che erano una presenza costante in tutti i campi di grano.

Creazioni di: PaintedglassbySvetiMinaSmokeLittleStampStoreSaidartCeramic

BOTANICA
In botanica, il nome del papavero rosso è Papaver rhoeas comunemente conosciuto come rosolaccio. La radice etimologica Papa-, deriva dalla lingua celtica e significa ”pappa”, in allusione ad una pratica antica che consisteva nel miscelare l'estratto del papavero rosso alla pappa dei bambini per farli stare tranquilli. La capacità sonnifera di questa pianta è stata utilizzata da numerose popolazioni antiche. Anche il filosofo greco Celso descrive la pianta per la sua spiccata azione sedativa. La specie rhoeas (letteralmente “cado”) fa riferimento, alla precoce caduta dei petali del fiore. Nell' antica medicina popolare, l'infuso o il decotto di papavero rosso erano utili anche per contrastare la tosse, alleggerire irritazioni bronchiali e diminuire la febbre. In ambito culinario ed erboristico, le proprietà del papavero vengono ricavate usando sia i fiori che i suoi semi.

Creazioni di: PeoplesSoap - JanglesStudio - TheForestofBubblesEraDansLherbe

PAPAVERI COME SIMBOLO DELLE VITTIME DELLE GUERRE
- Nei paesi del Commonwealth e in diversi stati europei, si celebra il Remembrance Day. L’11 novembre di ogni anno, piccoli papaveri rossi vengono indossati ed appuntati all’occhiello in ricordo dei caduti in battaglia. La relazione tra i papaveri e il Remembrance Day deriva dalla poesia "Nei campi di Fiandra" ("In Flanders Fields"), scritta dall'ufficiale medico canadese John McCrae  in cui si fa riferimento ai papaveri, i fiori che sbocciavano nei campi di battaglia dove erano caduti i soldati. A trasformare questo fiore in un simbolo nazionale, furono due donne, Moina Bell Michael e Anna Guerin. Ispirate dalla poesia di John McCrae e con la vendita di papaveri artificiali, raccolsero fondi a favore dei veterani delle guerre e riuscirono a sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema molto doloroso.
Dal 1922 esiste la Poppy Factory, una ditta-charity che produce papaveri artificiali. Ogni anno realizza milioni di fiori e migliaia di corone e fornisce i papaveri indossati da tutta la Famiglia Reale.
- Gabriele D'Annunzio anticipò la stessa "In Flanders Fields" di McCrae scrivendo, nel 1902, il "Ditirambo I", lirica contenuta nell'"Alcyone", il Terzo libro delle "Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi". Nella lirica si trovano di nuovo i papaveri rossi, che ricordano al poeta il sangue versato sui campi di battaglia.
Vidi campo di rossi papaveri vasto al mio sguardo
come letto di strage, come flutto ancor caldo sgorgato da una ecatombe.
Non mai più fervente rossore veduto avean gli occhi miei grandi,
e tutta la mia vita tremava dalle radici
come s'io mi svenassi sul sacro tuo suolo con vene giganti”
- l’indimenticabile Fabrizio De André, citò i papaveri in modo poetico nella sua celebre "La guerra di Piero"; dove sono proprio "mille papaveri rossi" a vegliare sul sonno di un soldato che rifiuta di sparare al nemico e muore...
- Si narra che Gengis Khan, l'imperatore e condottiero mongolo che conquistò il più grande impero che la storia abbia mai visto, portasse sempre con sé dei semi di papavero che spargeva sui campi di battaglia dopo le sue vittorie, in ricordo e rispetto di coloro che vi erano caduti, ed anche per "segnare", con il colore dei fiori, che là si era svolta una battaglia.

Creazioni di: LapelsAndLink - rothshank - SusanaTeixeiraJewels - SWNails - SigalitBreuer

CURIOSITÀ
Nella lingua corrente si definiscono “grossi papaveri” i personaggi di grande potere economico e politico. Questo modo di dire deriverebbe da un episodio storico che si confonde nella leggenda. Si narra che l’ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo volendo insegnare al figlio il modo più rapido per conquistare la città di Gabi, volle dimostrare che sarebbe stato sufficiente uccidere senza pietà le più alte autorità del luogo. Andò in giardino e con un solo colpo, recise di netto le teste di tutti i papaveri.

Creazione di: NinaCaterinaMuller
L’estate ha toccato con le labbra il seno della nuda terra. E ha lasciato il segno rosso di un papavero” (Francis Thompson)
Se anche tu sei affascinata da questo splendido fiore spontaneo e lo utilizzi nelle tue creazioni, raccontacelo nei commenti.

LINK UTILI:
Claude Monet, Les Coquelicots
Il papavero della mitologia e quello della cultura popolare
Papaveri e Papere - storia della canzone
Papavero, proprietà e benefici
Semi di papavero: proprietà, benefici e controindicazioni
Semi di papavero - ricette
Così nasce un papavero

6 marzo 2017

Se son rose fioriranno!

Amatissima per il profumo, la bellezza e le sue numerose varietà cromatiche, la rosa è coltivata sin dai tempi antichi e ha conquistato artisti di ogni epoca. Per celebrare l'arrivo della primavera e la fugace bellezza della natura, scopriamo qualcosa di più su quella che indubbiamente è la regina indiscussa dei fiori nonchè protagonista di tante creazioni handmade.

Creazioni di: mapano
La rosa, appartenente alla famiglia delle Rosaceae, è un genere che comprende circa 250 specie e altrettante varietà spontanee, ed è, inoltre, tra le piante ornamentali maggiormente conosciute.
Come dimostrano numerose testimonianze letterarie e grafiche che ci sono pervenute, la rosa era coltivata già nell’antichità da cinesi, egizi e greci. Per quanto riguarda la Cina si possono trovare testimonianze in alcuni scritti di Confucio. In Egitto, invece, troviamo la rosa raffigurata in tessuti e affreschi. Dalla Grecia la coltivazione si diffuse presso i Romani; le rose non erano utilizzate solo a scopo ornamentale, ma anche per l’estrazione di oli essenziali, che venivano utilizzati per la preparazione di profumi e unguenti. La tecnica colturale doveva essere già molto progredita. Negli scritti del tempo si trovano citati diversi metodi di moltiplicazione vegetativa e si parla anche di metodi di forzatura a cui venivano sottoposte queste piante, per ottenere una fioritura precoce.
Nel Medioevo, le rose a scopo ornamentale erano diffuse quasi esclusivamente nei giardini delle corti principesche ma divennero importanti anche come piante medicinali e cominciarono ad essere coltivate anche nei monasteri; si deve, per esempio, a Sant’Alberto Magno un’accurata descrizione di alcune specie di rose.
Creazioni di: lofficina
Fin verso la fine del XVIII secolo in Europa erano diffuse quasi esclusivamente le specie di origine europea e le loro varietà, insieme a poche specie proveniente dall’Asia occidentale. È all’inizio del XIX secolo che iniziarono a diffondersi maggiormente alcune specie importate dall’Asia e contemporaneamente si incominciò a ricorrere alla tecnica dell’ibridazione mediante impollinamento artificiale. Proprio attraverso il lavoro di ibridazione tramite specie europee ed orientali, furono ottenuti numerosi nuovi tipi di rose, tra i più importanti sono quelli denominati come ibridi rifiorenti o perpetui.
Il primo ibrido rifiorente si ritiene sia stata la varietà francese "Rose du Roi" ottenuta nei primi anni del 1800, successivamente comparvero numerosissime varietà rifiorenti che ebbero larga diffusione. Altro passo fondamentale nello sviluppo delle rose coltivate a scopo ornamentale, fu la comparsa degli ibridi di Tea, derivati dall’incrocio tra gli ibridi rifiorenti e le Rose Tea. La prima varietà di questo gruppo fu probabilmente "La France", ottenuta dal vivaista francese Guillot nel 1867. La grande diffusione degli ibridi di Tea si ebbe comunque nel XX secolo.
 In seguito si è avuto lo sviluppo di molti altri gruppi di rose, ad esempio le rose a cespuglio moderne o le rose in miniatura, e ogni anno vengono create nuove varietà continuando ad accrescere questa già vastissima famiglia.
Creazioni di: TheCraftyBeeOnline - VickyLaFrange - ElaSiromascenko - AtelierMinnie
SIMBOLOGIA
La rosa è un fiore che racchiude in sé molteplici simboli e significati anche contrastanti tra loro. È infatti ambivalente, potendo contemporaneamente significare perfezione celeste e passione terrena, tempo ed eternità, vita e morte, fecondità e verginità.
I primi cristiani considerarono le rose un simbolo di lussuria e di degenerazione, ma successivamente questo fiore entrò nella tradizione cristiana diventando una figura simbolica della Madre di Gesù Cristo. Allo stesso tempo la rosa per la sua struttura tondeggiante è stata assimilata alla forma del cerchio, simbolo che in Occidente già nell’antichità, era utilizzato per indicare perfezione e allo stesso tempo anche il ciclo vitale. Nell’Estremo Oriente la simbologia della rosa è analoga a quella del fiore di loto, entrambi i fiori accompagnano riti e raffigurazioni funerarie e simboleggiano il centro segreto a cui si può pervenire attraverso il perfezionamento dell’anima.
Sono diverse le vicende che vedono la rosa inclusa nella mitologia classica Greco-Romana e successivamente anche nella superstizione popolare, molto diffusa soprattutto nel Medioevo, che ha notevolmente influenzato successive leggende, fiabe e racconti. Era in questo caso il fiore che le streghe preferivano, in quanto ritenuto particolarmente idoneo a provocare il male, forse per la presenza di spine sul suo stelo; ma allo stesso tempo era pure il fiore prediletto dalle fate, che se ne servivano spesso per recare felicità e benessere alle persone buone.
Secondo il linguaggio dei fiori la rosa può veicolare vari messaggi che vanno dal fascino all’amore, ma anche amicizia, felicità, gelosia, attribuiti in base alle diverse varietà e colori.
Creazioni di: lOll3SHOP - LaurasPills - FarfallaDorata - LauraBags
La rosa è stata protagonista nel tempo come pianta ornamentale, officinale ed aromatica. Ancora oggi i suoi petali vengono utilizzati per le proprietà medicinali e per l’estrazione della sua essenza, impiegata in pasticceria e liquoristica . E' inoltre, una delle basi immancabili più utilizzate in profumeria. Un semplice fiore ma allo stesso tempo un vero e proprio simbolo complesso ed affascinante che ancora oggi non manca di ispirare e far parlare di sè.

Una rosa non ha bisogno di predicare. Si limita a diffondere il proprio profumo.
Mahatma Gandhi

CURIOSITÀ

La rosa, regina del tatuaggio

Ricette con le rose:

FONTI
“Il grande libro dei fiori e delle piante - enciclopedia pratica” selezione dal Readers’s Digest
La rosa nei miti, nelle religioni e nei simboli

3 febbraio 2017

San Valentino

San Valentino con i suoi cuori ed il suo romanticismo è da sempre grande fonte di ispirazione creativa per il mondo dell'handmade. Ma quali sono le origini di questa celebrazione e come si è evoluta nel tempo?

Foto di: Foto di: Crochetonatree
LE ORIGINI
La tradizione di San Valentino come protettore degli innamorati risale all’epoca romana,  nel 496 d.C., quando l’allora papa Gelasio I volle porre fine ai lupercalia, gli antichi riti dedicati al dio della fertilità Luperco. Per "battezzare" la festa dell'amore, il Papa decise di spostarla al giorno precedente - dedicato a San Valentino - facendolo diventare in un certo modo il protettore degli innamorati.

Esistono però molti Santi di nome Valentino e, a parte il fatto che tutti furono martiri, non si sa molto di loro. Due sono i più noti. Il primo, nato a Interamna (oggi Terni) nel 176, proteggeva gli innamorati, li guidava verso il matrimonio e li incoraggiava a fare figli. Il secondo, invece sarebbe morto a Roma il 14 febbraio del 274, decapitato. Per alcune fonti sarebbe lo stesso vescovo di Terni. Per altri - tesi più plausibile - sarebbe un altro martire cristiano. Per altri ancora, non sarebbe mai esistito.
Il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell'amore è da ascrivere a Geoffrey Chaucer, l'autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del '300 scrisse - in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia - The Parliament of Fowls (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido a San Valentino.Tuttavia, alcuni studiosi hanno messo in dubbio questa interpretazione.
Pur rimanendo incerta l'evoluzione storica della ricorrenza, ci sono alcuni riferimenti storici che fanno ritenere che la giornata di san Valentino fosse dedicata agli innamorati già dai primi secoli del II millennio. Fra questi c'è l’ “Alto Tribunale dell'Amore" istituzione fondata a Parigi il 14 febbraio 1400 ed ispirata ai principi dell'amor cortese. Il tribunale aveva lo scopo di decidere su controversie legate a contratti d'amore, tradimenti e violenza contro le donne.
I giudici venivano selezionati sulla base della loro familiarità con la poesia d'amore.
Foto di: simonefrabboniOkkinoShop

La più antica "valentina" di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo quando Carlo d'Orleans, prigioniero nella torre di Londra, inviava missive alla sua amata moglie chiamandola “ma tres doulce Valentinée”, ancora oggi conservate nella British Library di Londra.
L'uso di spedire "valentine" nel mondo anglosassone risale almeno al XIX secolo. Alla metà del secolo negli Stati Uniti alcuni imprenditori come Esther Howland cominciarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale. Fu proprio la produzione su vasta scala di biglietti d'auguri a dare impulso alla commercializzazione della ricorrenza e, al contempo, alla sua penetrazione nella cultura popolare.

Foto di: IaiaBijoux
IL CUORE

L’icona grafica del cuore, ormai entrata nel linguaggio visivo comune, è per diritto un glifo di un ipotetico alfabeto universale, ma da dove vengono i cuori?
L’ipotesi più probabile è che la sagoma del cuore sia ispirata alla forma del silfio (silphium), un frutto ormai estinto che cresceva in una zona costiera dell’attuale Libia ed il cui seme aveva, appunto, la forma di un cuore. A causa della sua rarità il frutto era molto ricercato e la sua forma veniva impressa come decorazione sulle monete. Pur essendo usato prevalentemente per la conservazione dei cibi, si diceva che il silfio avesse proprietà anticoncezionali e per questo fosse stato usato, ad esempio nell’antico Egitto, anche per il controllo delle nascite.
In Grecia, il simbolo del cuore indicava la vite. Nel mondo etrusco simboleggiava le foglie di edera, veniva inciso sul legno e sul bronzo e dato in regalo agli sposi durante i matrimoni, come augurio di fertilità, di fedeltà e rinascita. I buddisti ci vedono, dal II secolo in poi, il segno dell’illuminazione. La svolta avviene proprio in quel periodo, ma in ambiente romano. È il medico Galeno che scrive circa 22 volumi di medicina, destinati a diventare un caposaldo per la disciplina nei secoli a venire. È qui che parla del cuore come di una specie di foglia di edera rovesciata, a forma di cono. Galeno non lo può sapere, ma questa sua semplice descrizione è destinata a influenzare il futuro.
Secondo l’interpretazione della Chiesa cattolica il simbolo avrebbe origine dalla visione di Santa Margherita Maria Alacoque, alla quale nel 1600 apparve in sogno il Sacro Cuore di Gesù circondato da spine. Sicuramente l’evento religioso diede popolarità alla forma del cuore, che cominciò a essere replicata su vetrate e immagini sacre, ma è quasi certo che fosse usata già da secoli. Aristotele, infatti, lasciò una descrizione scritta dell’area anatomica che riteneva sede di passioni e sensazioni: ne parlava come di un organo arrotondato in cima e con una punta rivolta verso il basso, composto da tre “camere”. 
Da questa approssimativa descrizione i monaci medievali avrebbero tracciato tavole anatomiche, decisamente inesatte, in cui il muscolo cardiaco assomigliava molto alla stilizzazione attuale del simbolo del cuore.
Foto di: CamillaMarinoniilricamificioRevesCreazioniBrightSpotOfColour
Il simbolo del cuore come lo conosciamo noi oggi compare nel 1200, in un manoscritto del Roman de la Poire (Il romanzo della Pera), in cui due amanti sbucciano insieme una pera con i loro denti. La prima lettera di ogni capitolo era decorata e in questa “S” appare un uomo che regala il suo cuore, come segno d’amore, alla sua damigella.
Segue la Cappella degli Scrovegni, di Padova, dove Giotto raffigura, tra le varie cose, un ritratto allegorico della Carità che porge il suo cuore a Cristo. E anche qui ha la forma, fin troppo riconoscibile, del cuore moderno.

SAN VALENTINO NEL MONDO
In Italia San Valentino, lo sappiamo, è la festa degli innamorati e si celebra con doni, fiori e romantici appuntamenti. Ma nel resto del mondo?

Negli Stati Uniti San Valentino è la festa di “chi si vuole bene” e i festeggiamenti coinvolgono tutta la famiglia. I bambini preparano bigliettini e dolcetti che scambiano con genitori, compagni di classe e maestre.

In Finlandia San Valentino è il cosidetto ystävänpäivä, il giorno dell’amico, così, come negli Stati Uniti, tutti sono inclusi nei festeggiamenti: amici, familiari, vicini, colleghi, e ovviamente anche il proprio partner.

In Danimarca gli uomini si impegnano a scrivere delle parole d'amore puramente umoristiche, chiamate "gaekkebrev". Sono messaggi anonimi e firmati solo con un numero di punti corrispondenti al numero di lettere di cui è composto il nome dell'autore che le danesi devo riuscire ad indovinare.

In Galles, il "Dydd Santes Dwynwen" si festeggia il 25 gennaio ma è l'equivalente di San Valentino: Dwynwen è, infatti, il santo gallese dell'amore! Niente mazzi di fiori o cioccolatini, i gallesi sono soliti donare dei cucchiai di legno con intagliati dei cuori, lucchetti e chiavi.

In Giappone le protagoniste sono le donne, che devono regalare cioccolatini, fatti a mano o acquistati, ai loro compagni, ma anche amici, colleghi di lavoro o compagni di scuola in segno di amicizia. Un mese dopo, durante il 14 marzo il “White Day”, gli uomini dovranno però ricambiare il gesto, con dei cioccolatini rigorosamente bianchi!

In Cina è l’uomo a portare doni alla donne, ma esiste una tradizione più antica.
“La notte dei sette” ( Qixi ) si festeggia in agosto il settimo giorno del 7 ° mese sul calendario cinese. Legato alla leggendaria storia d’amore tra Niulang e Zhinü, si celebra con attività diverse in tutto il paese.

In Corea del Sud la tradizione è simile al Giappone ma più "cattivella". Il 14 aprile, nel “Black day”, chi non ha ricevuto nulle né il 14 febbraio né il 14 marzo, dovrà recarsi in un ristorante e mangiando spaghetti al nero di seppia, dovrà lamentarsi pubblicamente delle propria sventura e solitudine...

In Brasile si festeggia il 12 giugno, giorno di Sant'Antonio e la festa è legata alla speranza di trovare marito. La tradizione vuole che le donne nubili portino con sé per tutto il giorno la statuetta del santo, affinché faccia da “calamita” del futuro consorte.

In Sudafrica sono sempre programmate lunghe serate, balli e discoteche e, a tutto cio', si aggiunge un’usanza ripresa dall’antica tradizione dei Lupercali e le donne devono appuntare il nome dell'amato su di una manica il giorno di San Valentino.

Questa festa dedicata all’amore ha quindi origini molto lontane e si è evoluta in modi diversi.
Noi facciamo come i finlandesi, augurando a tutti voi amici un buon San Valentino...ma senza rinunciare al gusto di mangiarci qualche cioccolatino :)

Se conosci altri aneddoti legati a questa festività raccontali nei commenti e se vorrai diffondere l’amore per il fatto a mano non dimenticare  la campagna di Craftivism "Fatto a mano con il cuore!" lanciata dall’Etsy Italia Team. Hai tempo tutto febbraio per partecipare! Leggi qui come fare :)


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